Infine della prospettiva, evidente nelle ambientazioni che fanno da

Infine
si può individuare un leggero richiamo all’horror vacui non tanto
nei singoli affreschi, che presentano, come nel caso della
crocifissione di San Filippo, ampi spazi dedicati allo sfondo
prospettico, bensì sul piano architettonico: infatti non sono
presenti dei veri e propri spazi vuoti privi di decorazioni, poichè
l’artista ha provveduto a riempire ogni volta, arco e cornice con
vari ritratti di figure religiose.

Notevole
è uno dei primi tentativi riusciti di utilizzo della prospettiva,
evidente nelle ambientazioni che fanno da sfondo in quasi tutti gli
affreschi e occupano una parte considerevole dello spazio
complessivo: ottimo esempio ne è l’annunciazione della liberazione
di Padova (foto 6), collocata nel lato sinistro, dove l’artista
rappresenta la città in ogni dettaglio riuscendo a conferirle
un’impressione di profondità. Inoltre, tale affresco costituisce
una testimonianza della cinta di mura medioevale della città
patavina.

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6)

Nell’insieme
il ciclo di affreschi è uniforme, essendo opera unitaria di uno
stesso artista: le figure sono generalmente proporzionate, ben
caratterizzate nelle varietà fisiche e nell’abbigliamento, che
contribuiscono al generale naturalismo, ma non vi sono casi di
particolare espressività dei volti che risultano piuttosto uniformi.

5)

Il
sottarco che divide vano e abside è decorato con figure di profeti,
mentre la volta a crociera richiama un cielo stellato che fa da
sfondo ai tondi in cui sono racchiuse le effigi dei quattro
evangelisti (foto 4 e 5).

4)

Gli
affreschi del lato destro dell’abside celebrano i poteri taumaturgici
di Sant’Antonio, mentre sul lato sinistro è rappresentato l’annuncio
al Belludi della liberazione della città di Padova dalla tirannia di
Ezzelino da Romano (foto 6).

L’abside
(foto 3) è densamente affrescata: al centro, nella parte superiore,
sono rappresentate le figure, racchiuse in dei tondi, di Cristo
Pantocratore e dei santi Filippo e Giacomo; al di sotto la scena
dell’annunciazione, separata dai tondi da un piccolo rosone, sovrasta
l’affresco della Vergine in trono, ai cui piedi è situato il
sarcofago del Beato Luca.

3)

Entrando
nella cappella, sulla parete sinistra sono raffigurate le storie di
San Filippo (foto 1), così come sul lato destro episodi della vita
di San Giacomo (foto 2).

2)

L’intero
ciclo di affreschi, opera dell’artista Giusto De’Menabuoi, è
divisibile in tre parti sulla base dei temi raffigurati, che trattano
rispettivamente le storie dalla vita di Luca Belludi, dei Santi
Filippo e Giacomo e dei fratelli De’Conti.

1)

La
chiesetta è costituita da un’aula unica particolarmente sviluppata
in altezza, coperta da una volta a crociera; l’abside, separata dal
vano da un sottarco, non è semicircolare, bensì è divisa in tre
lati, ed è occupata dal sarcofago di Luca Belludi e dall’altare.

Inizialmente
dedicata ai Santi Filippo e Giacomo, questo spazio fu oggetto di una
ricostruzione finanziata dai fratelli De’Conti e realizzata nel 1382,
che comprendeva l’inserimento di un altare e la decorazione della
struttura grazie agli affreschi di Giusto De’Menabuoi. Nel
Quattrocento, in seguito al trasferimento del sarcofago del Beato
Belludi, amico e interprete della predicazione di Sant’Antonio,
avvenuto nel 1371, il luogo venne dedicato alla devozione al frate
francescano.
La
cappella del Beato o cappella dei Conti occupa lateralmente la navata
sinistra della Basilica, ed è accessibile dalla cappella della
“Madonna Mora”, già parte di una chiesa preesistente.


Cappella del Beato Luca Belludi

asilica
di Sant’Antonio (Padova)
Filippo
Baldo II F

x

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